Domenica 17 Novembre 2019
Tech

Bitwig, una delle migliori DAW per linkare i vostri hardware

France Jobin, ha recentemente conquistato il MESS di Melbourne grazie a un workshop che difficilmente professionisti australiani come Robin Fox e ricercatori del suono come Byron J Scullin potranno scordare. E conferma le doti della workstation.

Ancora Elektron da Berlino ma questa volta accoppiata a Bitwig, la DAW che ora approfondisce il proprio background di Bitwig grazie a Olle Petersson. Il guru del brand berlinese ha tenuto una lezione che è sembrata una sorta di panoramica generale relative alle funzionalità della DAW che cambia passo quando viene integrata a dell’hardware e a dei plug-in esterni.

Dopo l’evento Superbooth19, anche Dave Linnenbank, scrittore, educatore e music designer, tocca argomenti importanti per la costruzione di sintetizzatori, di effetti audio adattivi e di altre strutture performanti. Usando la funzione The Grid di Bitwig Studio 3, i fondamenti e le idee di patching modulabili vengono rimesse in discussione.

Da qui è possibile scaricare la sessione di cui sopra contenente snapshot dedicati.

 

Nel contempo, un altro testimonial di casa Bitwig, ossia France Jobin, ha recentemente conquistato il MESS di Melbourne grazie a un workshop che difficilmente professionisti australiani come Robin Fox e ricercatori del suono come Byron J Scullin potranno scordare. La sezione dedicata ad hoc alla creazione di musica elettronica durante l’evento ha offerto ai presenti una possibilità unica: registrare e produrre musica in un laboratorio di produzione perfettamente funzionante, corredato degli strumenti elettronici più rari, eclettici e storicamente significativi del mondo.

“Ho avuto accesso a incredibili synth vintage e modulari che mi hanno spinto a sfruttare al meglio Bitwig”, ha rivelato la Jobin. Manipolare dei modulari con una DAW così intuitiva è stata una grande scoperta e così quello che ho vissuto al MESS lo replicherò nel mio studio”. La personalizzazione di un suono, oggi, è ciò che fa la differenza, afferma Jobin. “Emerge in questo l’unicità dell’artista. Alleggerire il carico di lavoro e rendere la vita di tutti più facile, penso sia l’obiettivo non solo di un produttore ma anche di un interprete, di un turnista, di un musicista”.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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