Sabato 08 Agosto 2020
Tech

Come collaborare in remoto in tempo di quarantena

Diversi progetti realizzati con diverse workstation. Non solo: strategie comuni e nuovi collettivi da gestire. Ci sono molte strade da percorrere. Vediamo quali anche con l’aiuto di alcuni esperti

Per i produttori di musica elettronica ci sono molti modi di collaborare a progetti e risolvere magagne tecnologiche accorciando le distanze. La moltitudine di possibilità porta a insegnamenti, nuove strategie da adottare, migliorando le abilità di scrittura e permettendo di maturare a livello di affiatamento, ingegneria, condivisione e gestione di team. Al centro di tutto si posizionano le risorse umane e attorno ruotano gli apprendimenti, la crescita e gli strumenti per concretizzare ogni sforzo e ogni sogno musicale nel cassetto.

Visto che si parla spesso di resilienza, questa occasione della quarantena può anche rendere tutti maggiormente produttivi, ottimizzando il tempo che può essere sfruttato per altre priorità, anche non lavorative o hobbistiche. Certo, tutto ci riporta a periodi lieti, ci rimanda ai mesi in cui eravamo impegnati a scegliere una DAW, a valutare costi e benefici e a centellinare budget. Facendo tesoro degli strumenti a disposizione e valutando il set-up in possesso, si possono fare delle integrazioni. In questo momento i negozi online stanno vendendo più che a dicembre e le occasioni sono davvero tante e ghiotte.

Se si desidera collaborare con qualcun altro che utilizza una DAW diversa (certo, buona parte nel settore usa Logic ma mica tutti, soprattutto i giovanissimi, che mal digeriscono gli standard e optano per Ableton Live, FL o Studio One), ci adatteremo a nuove dinamiche. Lo sanno anche i muri che, nonostante esistano rari emulatori, scorciatoie con rewire e software addizionali, non si può aprire (perfettamente) un progetto fatto in Pro Tools usando Cubase e non si può lanciare un progetto fatto con Logic usando Live. Lo sappiamo. Puntiamo allora a realizzare progetti ben comprensibili (per chi collaborerà con noi) e sfruttando la differenziazione tra MIDI, che è formato universale, e audio.

 

Meglio allora lavorare solo con gli stems. Il problema apparentemente insormontabile diventa la corrispondenza, da DAW a DAW, dei suoni assegnati. Possedere ovviamente gli stessi plug-in del proprio collaboratore facilita la vita. Registra, salta, renderizza, esporta. Con la compattazione delle tracce in stems è tutto gestibile, in modo personale remixabile, editabile e spesso (si spera dai neofiti) a tempo e in griglia. L’audio ha le sue restrizioni. Una volta eseguito il rendering non è possibile modificare (facilmente) una traccia audio. Ma perché precipitarsi a fare il rendering quando si può andare avanti in fase di scrittura e sino all’arrangiamento con i MIDI? Cos’è tutta questa fretta?

Gianni Bini e Paolo Sandrini, produttori di vere hit, precisano: “Non esiste un vero e proprio programma per aprire o fare bridge tra una DAW e l’altra, però esiste un formato di import export che si chiama AAF. Così si può ad esempio esportare un progetto di Logic e aprirlo in Pro Tools e viceversa. Ma non o se esistano programmi specifici per questa prassi”. Alex Marelli di Macross Data va didascalicamente sul tecnico: Ogni DAW registra i parametri lavoro a suo modo e con standard chiusi, dubito un indipendente riesca a creare un programma che faccia questo. Un vecchio software utile poteva essere tempo fa AATranslator. Fabio Giraldo aka Audioman, tecnico di Radio Deejay, aggiunge: Esisteva una cosa fatta da SSL ma non l’hanno più sviluppata”. Vinx Lacerenza, specializzato in house e soulful col progetto Dolls Combers, conclude: “Già una stessa DAW, con vecchi progetti, ha problemi da aprirli. Invece, per decostruire una traccia già mixata oggi si potrebbe usare RX7 di iZotope.

 

La pandemia ci ha infranto il sogno della confort zone e nello stesso tempo ci ha costretti a riorganizzare il luogo di lavoro con un’impensabile velocità. È impegnativo gestire se stessi in piena quarantena senza interazione, senza il faccia a faccia che il passato ci aveva abituati. Gestire una squadra nelle condizioni attuali tuttavia non deve essere scoraggiante. La dislocazione rende la gestione dei flussi di lavoro complicata ma sappiamo bene che la produzione musicale, dall’avvento della Rete, ha fatto parecchio leva sulle pratiche online, ormai integrate con quelle offline. Bisogna adattarsi e ripensare a tutto.

La maggior parte dei team di produzione in realtà, grazie ai social ma anche a strumenti come Telegram e Whatsapp, è abituata al coordinamento delle mansioni in modalità 2.0. Lo si è visto più volte, produttori sprofondati sui divani di grandi studi di registrazione, impegnati a scrivere, stesurare, comporre e sperimentare autonomamente con il loro laptop, a distanza di qualche metro da mixer di proporzioni infinite e outboard invidiabili. Come centrali di smistamento idee (e dati), giovani e non solo sono abituati ormai a muoversi con device portatili e a far confluire contenuti in precisi ambiti professionali. Questa è una grande opportunità per ridefinire le responsabilità proprie e altrui, i ruoli, le competenze, le specializzazioni: chi scrive, chi compone, chi arrangia, chi mixa. Il tutto restando molto più flessibili di prima, nella filiera.

I tempi abbreviati, perché spesso di persona si tende a temporeggiare e distrarsi, sono efficaci per produrre. È sensato utilizzare non solo le tradizionali messaggistiche istantanee ma anche nuove piattaforme nate proprio per amministrare contenuti in tempo reale, come Asana, Facebook Workplace, Slack oppure Yammer, molte dotate di storage cloud che permettono di condividere file tra più persone. Con le nuove tecnologie vacillano i furbetti: hanno vita tutt’altro che facile perché la loro presenza è monitorabile e tracciabile. Se un componente di uno staff non effettua alcun check-in alle app sopra citate, un alert informerà subito gli amministratori.

Lavorare in remoto significa non solo condividere ma anche apprendere e al di là della svariate masterclass presenti in Internet oggi, si può fare affidamento su microlearning, brevi lezioni su singoli argomenti da apprendere e sfruttare per accrescere il valore e i risultati di gruppo. Serviranno molti feedback e una conseguente analisi di questi, oltre che del lavoro svolto.

Gli stati d’animo, i segnali emotivi e le sensazioni non fanno ovviamente parte del lavoro online, nessuno potrà accorgersi se stiamo lavorando in pigiama o se abbiamo appena litigato col coinquilino. Nuovi schemi mentali ci aiuteranno a identificare in anticipo quello che un membro del team vorrebbe dirci. E non si tratta di fantascienza bensì di nuovi modus vivendi e operandi. L’ottimismo comunque lo si può avvertire, nell’aria. Se la paura congela le iniziative, consolida la creatività e produce conformità anziché impegno, l’assertività musicale e la libera creazione conducono all’innovazione e al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Dobbiamo solo creare musica e sostenere le giuste condizioni di lavoro.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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