• LUNEDì 22 LUGLIO 2024
Costume e Società

Come sarà il dj del futuro

Un giornalista di Wired ha provato a immaginare la figura del disc jockey nelle decadi a venire. Ne emerso uno scenario inquietante soprattutto per coloro che oggi sono ancorati e comodi in una comfort zone fatta di tecnologia priva di intelligenza artificiale. Passerà tutto dai codici

Foto: facebook.com @algoravers

AI. È la parola magica più volte pronunciata da Michael Calore, giornalista per la testata WIRED, responsabilità del podcast settimanale Gadget Lab. Come scrittore, Calore si occupa delle nicchie dell’intrattenimento, dai film all’arte, dal social alla cultura underground spingendosi sino alla musica e ai sofware. Così, interessato al clubbing e alla musica elettronica, ha previsto a suo modo l’occupazione del dj. Stiamo parlando di algorave, secondo molti esperti che amano frequentare le università di giorno e le feste la sera.

In piedi, davanti al suo computer, su una mega consolle o magari appoggiato su un tavolino al centro della pista da ballo, il dj per Calore sarà un nerd “rapido ed efficiente, con gli occhi fissi sullo schermo del computer”. Certo, non è un’immagine distanza da quella odierna se non che il dj vero oggi guarda, ascolta la pista, entra in empatia col pubblico davanti. Solo che questo continuo controllo di ciò che lo circonderà un domani avverrà totalmente attraverso il computer. Algorave, allora.

Il dispositivo, sempre secondo Calore, monitorerà lo stato psicofisico dei clubgoer. L’encoding, l’intervento dell’AI, del deep learning, degli algoritmi trasformeranno i dj i prompter veri interessati ad analizzare e valutare la musica giusta, nel momento giusto e al pubblico in target. Molto lavoro verrà fatto a monte, prima di ogni evento, da meta PR supportati dalle nuove tecnologie che dovranno solo ottimizzare database aggiornati in tempo reale. Il resto del lavoro lo coordinerà il dj durante l’evento.

 

Foto: facebook.com @algoravers

I suoni del domani? Saranno un mix tra nuova techno, sprazzi di Aphex Twin, casse dirompenti, melodie che cadranno nel climax perfetto, il momento utile per tirare il fiato in pista e poi ripartire a ballare, tra ritmiche metalliche e percussioni etniche. Altro che afrobeat, altro che glitch-hop o dubstep, i groove si miscelaranno in automatico adattandosi a ogni esigenza e senza stornature. Non ci sarà spazio per gli errori. Addio serendipity.

I club non saranno più club bensì contenitori social. Ogni luogo potrà essere cornice per un festival o spazio per una improvvisata discoteca “dove le luci saranno spente e l’unica illuminazione nella grande stanza sarà il bagliore di uno schermo” di un laptop: l’arredo sarà un sistema di luci led che andranno a ricreare scenari in linea con quello che il dj 2.0 starà suonando. Tutto sarà a target. Chi vorrà potrà entrare in nuovi mondi sonori, tutti a portata di touch.

Animazioni psichedeliche, paesaggio alieni, un visual infinito che unirà i piccoli club ai grandi appuntamenti, così la percezione del tempo e della folla cambieranno unificando e plasmando l’experience, perché è questo ciò a cui punteranno le produzioni legate al neo clubbing. La musica elettronica è pronta al grande salto. In fondo, lo è sempre stata. Quello su cui dobbiamo soffermarci in realtà è il codice. Righe e righe di dati che riempiranno il cloud.

“Mentre uno spettacolo tradizionale potrebbe presentare un artista che cerca suoni o campioni su un laptop, i dj negli spettacoli di codifica dal vivo utilizzeranno i computer per riprodurre musica in un modo completamente diverso e per creare suoni completamente nuovi”, spiega Calore. Tutto avverrà in real time. La sintesi sonora e la composizione sfrutteranno computer quantistici dove potranno girare software evoluti. Le interfacce, come visori e guanti, saranno di uso comune, entrare e uscire dalle routine lavorative sarà come bere un bicchiere d’acqua.

Si paleseranno non solo prompter specializzati ma anche produttori di plug-in audio mirati che riscriveranno la storia della musica generativa facendo apparire il contemporaneo come un vero e proprio Medioevo tecnologico. Data la natura favorevole agli hacker di questa nuova forma d’arte, i sistemi autocostruiti saranno diffusi, comuni, non esclusivi, open source, con codici disponibili e librerie aperte. Gli hacker poi saranno i migliori amici dei dj più evoluti.

 

 

L’intelligenza artificiale potrà mai prendere il posto di un dj? Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) sulle industrie creative, in particolare sui dj, è acceso. C’è chi teme che l’IA possa sostituire completamente i dj umani, mentre altri la vedono come uno strumento per potenziare le loro capacità. L’essenza del djing risiede nell’intuizione e nell’adattamento. Un dj abile sa leggere l’energia della folla e modificare il proprio set di conseguenza, creando un’esperienza musicale coinvolgente e personalizzata. L’IA, al momento, non è in grado di replicare questa capacità. Oltre alla selezione musicale, un dj offre anche una presenza scenica e un carisma unici.

Questo è particolarmente importante per i dj che si esibiscono in eventi live, come concerti o festival. L’IA non può trasmettere lo stesso livello di energia e coinvolgimento emotivo di un dj umano. In contesti come matrimoni o eventi aziendali, il ruolo del dj è ancora più importante. In questi casi, il dj deve essere in grado di adattarsi alle esigenze specifiche dell’evento e creare un’atmosfera memorabile. L’IA non è ancora in grado di gestire questo tipo di situazioni con la stessa flessibilità e sensibilità di un dj umano. Ciò non significa che l’IA non abbia un ruolo da giocare nel mondo del djing.

L’IA può essere utilizzata per automatizzare compiti come la ricerca musicale e la creazione di playlist. Può anche essere utilizzata per fornire feedback ai dj sulle loro performance. In definitiva, l’IA non sostituirà i dj umani, ma li aiuterà a fare il loro lavoro meglio. L’IA fornirà ai dj nuovi strumenti e tecnologie per creare esperienze musicali ancora più coinvolgenti e personalizzate.

A tutto questo bisogna aggiungere il progetto Neuralink di Elon Musk. L’interfaccia cervello-computer consente, a chi lo indossa, di trasmettere anche musica in streaming direttamente al proprio cervello. Rispondendo allo scienziato informatico Austin Howard, Musk ha confermato che la tecnologia di Neuralink consentirà alle persone di “ascoltare la musica direttamente dai nostri chip”. Lo staff di Neuralink attraverso X ha affermato che imparare a usare il dispositivo è “come imparare a scrivere su una tastiera o a suonare un pianoforte”.

 

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Riccardo Sada
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.