Domenica 15 Dicembre 2019
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Tech In The Studio with: Don Joe, le mani sul Califfo

Dal successo internazionale alle collaborazioni con Marracash, Vegas Jones, passando ai grandi nomi del pop. Fino ad arrivare alla voce di Franco Califano.

‘Cos’è l’Amore’ è il nuovo singolo di Don Joe, con la voce di Franco Califano e la parteciapazione di Ketama126 e Franco126. Il brano nasce dall’incontro tra il produttore e membro fondatore dei Club Dogo e Mauro D’Angelo, editore del brano originario di Califano. Un mix davvero particolare di voci e sonorità, un onore per i tre artisti ma anche un omaggio e alla memoria del celebre Califfo, uno dei più iconici e indimenticabili cantautori del panorama italiano e più precisamente romano.

Don Joe, che il 22 ottobre scorso ha pubblicato il suo primo libro ‘Il Tocco di Mida’ per Mondadori Electa (manoscritto che va alla scoperta dell’hip-hop ai primi passi nel music business, dall’incontro con Guè Pequeno e Jake La Furia al successo internazionale, dalle collaborazioni con Marracash, Vegas Jones e i grandi nomi del pop fino alle sue imprese solistiche), rivela i retroscena, le soddisfazioni e le difficoltà che si nascondono dietro la sua trentennale carriera. “Sono grato alla generosità di chi ha reso possibile tutto questo facendomi dono di una voce che arriva direttamente dal cielo”.


Come è nato ‘Cos’è l’Amore’, come sei arrivato all’uso della voce del compianto Califano?

Devo ringraziare Mauro D’Angelo, ex manager del Maestro, che un giorno, mentre ascoltavamo alcuni brani in studio, mi disse di avere materiale inedito che gli sarebbe piaciuto condividere con me. Ovviamente, da fan, non mi sono fatto scappare l’occasione e ne ho scelta una. Mi sono fatto inviare le voci ed è nata la strumentale di ‘Cos’è l’Amore’.

Come hai concepito il singolo, da dove sei partito?
Sono partito dalla voce di Califano e ho costruito intorno il tappeto sonoro più adatto. Un lavoro non facile perché la versione originale è molto lontana dal tipo di sound che ho dato al mio pezzo. Ho pensato subito ad un coro di musica classica che potesse accompagnare Califano come fosse un angelo.

Chi sono per te Ketama 126 e Franco 126?
Sono due artisti della nuova scena romana appartenenti alla stessa crew, anche loro mega fan del Califfo. Per certi versi diversi ma in questa traccia molto complementari.

Quando, come e perché hai inaugurato il tuo studio di registrazione?
Più o meno un anno fa. Ho un equipaggiamento abbastanza semplice centrato molto sulla produzione. Un banco Studio Desk, una coppia di Adam A77X, una coppia di Yamaha Hs5, Maselec MLA2 e Limiter MPL2. Diciamo che questo è l’unico hardware che uso perché il resto è tutto in box.

Qual è l’ultima produzione realizzata?
L’ultimo brano che ho prodotto è ‘Harem’ con Axos e Side.

Su cosa sei specializzato tecnicamente?
Direi sulla produzione.

Che genere produci?
Principalmente hip-hop e trap, però ho sempre lavorato con artisti appartenenti anche ad altri generi e stili.

Quali sono i ruoli delle persone che operano negli studi?
Negli studi lavoriamo principalmente io e Ryanairz, uno dei producer firmati da Dogozilla. È anche il mio assistente.

Come organizzi la giornata lavorativa?
Non ho un iter preciso, solitamente vado in studio al mattino molto presto se non ho lavorato in qualche club la sera prima. Ascolto molta musica prima di iniziare a produrre, nuove uscite oppure album del passato, dopodiché metto giù qualche idea.

 

Quando sei arrivato a dire: mi faccio uno studio?
Il mio primo studio l’ho messo in piedi appena prima di ‘Mi Fist’ dei Club Dogo, quando ancora non esistevano i Dogo. Eravamo io, Dan T e altri ragazzi tra cui Roofio dei Two Fingerz, e non volevamo altro che un posto dove fare musica ed esprimerci.

Come si chiama lo studio e perché hai scelto questo nome?
Dogozilla Studio. Mi sono ispirato ad un brano dei Dogo. Lo abbiamo costruito dal nulla in 6 mesi.

Chi ha curato la sonorizzazione?
Mi sono affidato a TeetoLeevio e al suo staff. Hanno fatto un lavoro eccellente.

Come organizzi la produzione?
Ogni lavoro ha un percorso e uno start differente, varia molto di produzione in produzione.

Chi è il produttore che ti piace di più, oggi?
In Italia ce ne sono un po’ ma non uno in particolare. Negli States mi piacciono molto Wheezy, Mike Dean, London on The Track.

 

Come nasce una tua produzione?
Solitamente parto da un riff, poi ci costruisco attorno una batteria, poi basso e via di seguito un arrangiamento, se serve.

Sei un amante della strumentazione vintage?
Mi piace la strumentazione vintage ma oggi la trovo un po’… obsoleta. Ne ho fatto uso anni fa. Ora lavoro quasi ed esclusivamente con plug-in. Uso poca strumentazione analogica.

Come portare avanti un progetto musicale, in uno studio di registrazione professionale, con la crisi che viviamo?
Credo che oggi si debba avere uno studio professionale se si è certi di avere molto lavoro da fare. Anche perché gestirlo assicuro che costa tanto.

Fai ricerca sonora? Sperimenti ancora?
Dipende dal tipo di progetto su cui sto lavorando. In alcuni casi la produzione di un brano richiede più ricerca rispetto ad altri. Mi piace sempre la sperimentazione perché il risultato è spesso originale e poco scontato.

 

 

Principalmente, che software usi?
Logic X Pro.

Hai dei maestri, o comunque dei riferimenti, in fatto di professionalità nello studio recording?
No, ho imparato questa fase tanti anni fa lavorando in uno studio professionale e ne ho fatto tesoro.

Qual è lo strumento che non è ancora stato inventato?
Al giorno d’oggi credo sia stato sperimentato di tutto. Resto affezionato agli strumenti classici: il piano, la chitarra.

Chi cura il mastering delle vostre tracce?
Solitamente lavoro con Patrick Carinci e con Gigi Barocco. Dipende dal tipo di traccia che ho prodotto.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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