Domenica 13 Giugno 2021
Tech

Pillole di tecnica: la scheda audio che conta!

Sapreste contare tutti i numeri tra zero e uno? Entriamo nel magico mondo delle schede audio e delle differenze tra analogico e digitale

Se io cominciassi questo articolo chiedendovi di contare tutti i numeri che esistono tra 0 e 1, voi ne sareste capaci? Prendetevi due minuti per pensarci. Provate, ad esempio, a cercare il primo numero dopo lo zero: 0,1? 0,001? 0,000000000001? Sedetevi, prendete carta e penna e provate, ma io vi dico che sarete probabilmente morti prima di averlo scritto per intero: a destra della virgola si possono mettere infiniti zeri e perciò questo numero non si può conoscere. I numeri reali sono “densi” e infiniti, perciò noi non possiamo contarli. Ma se invece vi dico di contare tutti quelli tra 0 e 1 che hanno solo una cifra dopo lo zero, lo saprete fare: sono 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7 0,8 0,9.

Vi starete chiedendo: “ma perché in un giornale dedicato al mondo del DJing si parla dei numeri che non si possono o si possono contare?”. Il motivo è, cari lettori, che questo concetto del “non si può, o si può, contare” è il grande confine che segna tutto ciò che è analogico da tutto ciò che è digitale. Analogico non si può contare, digitale si. Ma che vuol dire?

Guardate la figura a sinistra in cui compare una sinusoide: questa sinusoide è formata da punti, quanti punti? Boh, infiniti. Se invece guardate quella a destra, vedete dei punti, staccati, questi si possono contare perché sono finiti e se con una matita proviamo ad unirli formiamo la sinusoide di sinistra.

 

 

Allora prendiamoci la licenza di dire che quella a sinistra è una sinusoide in versione “analogica” e quella di destra è  in versione “digitale” (in termini matematici, la prima è una sinusoide definita in un insieme continuo, l’altra in uno discreto). Complimenti, abbiamo appena capito la vera differenza tra analogico e digitale!

I segnali in natura sono formati da punti, o meglio “valori di ampiezza”, che sono infiniti; se noi vogliamo farli “leggere” a un computer, dobbiamo selezionare un numero minore di punti, perché altrimenti il computer non finirà mai di contare. Allora ne prendiamo un pò di meno, ne prendiamo un certo numero al secondo.

Abbiamo allora scoperto cos’è la “frequenza di campionamento”: questo parametro ci dice quanti punti al secondo un convertitore è capace di campionare: un valore standard  è 44100hz, cioè  44100 campioni al secondo, uno ogni circa 0,0227 ms. Nel caso delle console da dj, ad esempio, tra i parametri del datasheet compare una cosa chiamata “scheda audio”, che è  la parte meccanica dedicata a svolgere questo lavoro di conversione. Perché è importante? Perché più punti riesce a prendere, quindi maggiore è la sua frequenza di campionamento, migliore e più fedele sarà la sua riproduzione del segnale. In realtà questo non basta, perché non vi ho detto una cosa: questi punti sono infiniti in due dimensioni!!! Sia nel tempo, che nei valori di ampiezza.

 

Fino ad ora abbiamo “campionato nel tempo”, ma ora dobbiamo assegnare ad ogni punto preso un valore di ampiezza finito. Ecco che abbiamo scoperto cos’è la quantizzazione. Un valore di riferimento in questo caso è 24 bit. Con 24 bit si possono assegnare 16.777.216 valori di ampiezza al nostro segnale. Se date uno sguardo all’immagine qua sotto, potete capite al volo cosa vuol dire quantizzare: vuol dire “approssimare” dei valori. Questi due parametri è importante che vadano di  pari passo: avere un campionamento a 48kHz e poi una quantizzazione a 16 bit risulta poco utile, perché se prendiamo questi campioni, questi risulteranno “poco definiti”.

 

Spendere migliaia di euro per delle casse pazzesche e poi comprare una console con una conversione bassa, tipo 24bit/44.1kHz, sarà poco utile, perché il segnale, anche se utilizzate file in un buon formato, come il wav, perderà comunque risoluzione, perché passerà da una scheda non troppo buona. Avere una buona conversione è importante per la qualità del vostro suono ed una riproduzione fedele e sono fortemente convinta che questo non sia un elemento da ignorare o da prendere sotto gamba: ho sperimentato personalmente che si balla, si ci diverte e si apprezza in generale di più su un suono, una musica, se questa è più definita. Quanto sareste contenti se andando al cinema vi trovaste davanti uno schermo con una risoluzione minore di 1080 HD? Rimarreste mai colpiti allo stesso modo dai colori e dalla luminosità di uno schermo OLED 8K? Non ne sono troppo sicura. La stessa identica cosa vale anche nel mondo dell’audio, solo che spesso si dice “tanto la gente non lo capisce”: magari non lo capisce, ma sicuramente inconsciamente lo avverte.

 

 

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Nicoletta Brundo
Mi faccio chiamare Nickey e ho 25 anni. Ho conseguito una laurea breve nella scuola di ingegneria industriale e dell’informazione nel corso di ingegneria informatica presso il Politecnico di Milano e sono attualmente laureanda nel corso di laurea magistrale “Music and Acoustic engineering”, presso il medesimo istituto. La musica è la luce più forte che vedo nel mio cammino.

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