• MERCOLEDì 28 FEBBRAIO 2024
Costume e Società

Sanremo culla della nuova dance. Perché?

Il festival di Sanremo è sempre più dance. Vediamo perché

Foto: @facebook.com/AnnalisaOfficial

Parliamone al passato. Innanzitutto, il Festival di Sanremo è un evento che si è evoluto nel corso degli anni per adattarsi ai cambiamenti della scena musicale italiana. Negli ultimi tempi, diciamo dall’avvento del digitale e dalla diffusione estrema dei social, la musica moderna, inclusa quella dance elettronica, ha guadagnato sempre più popolarità, con sottogeneri che dominano le classifiche e le preferenze del pubblico più giovane. Sanremo passa come un mix tra Festivalbar e un talent, o forse una compilation, o forse ancora un radio show trasposto in tv, per l’offerta messa in vetrina.

Sembra Hit Mania Dance 2000? Forse. Soprattutto quando sono due big della consolle come Bob Sinclar e GigiD’Agostino collegati dalla nave per il loro dj set. Al di là delle riflessioni da boomer, Sanremo resta l’appuntamento musicale tra i più importanti in Italia. E cerca di rimanere al passo coi tempi attraendo un ampio spettro di target e quindi una vasta gamma di spettatori. Questo significa che gli organizzatori del Festival della Canzone Italiana (in realtà si chiama così) cercano di includere una varietà di generi e stili musicali per soddisfare le diverse preferenze del pubblico, compresi brani da ballare. Non dimentichiamo l’evoluzione tecnologica, poi, che ha reso più accessibile la produzione e la diffusione della musica realizzata in gran parte con i computer, e oggi con il supporto delle AI.

Togliete le voci e saranno solo pezzi dance. Questa possibilità è incentrata sulla produzione di groove potenti e suoni energici che invitano a ballare. Come i pezzi irresistibili e irrefrenabili come quelli di Dargen D’Amico di ieri e di oggi. Sanremo, come evento e città, come cartellone e come luogo, risulta essere il contenitore ideale anche per un nuovo tipo di musica da ballo popolare, perché non dimentichiamoci che le basi strumentali sono anche elaborate ma i testi scritti sopra hanno gran parte delle volte (ma non sempre) un’idea leggera, poco impegnata e perfetta per un momento di svago per un’Italia che vuole essere distratta o per lo meno intrattenuta. Guardate i Ricchi e Poveri che sono i nostri Abba: se chiudete gli occhi e li immaginate svedesi che cantano in inglese la sostanza è disco.

 

Non è musica da esportazione ma chissà, un domani… Il contesto competitivo del Festival porta gli artisti a presentare brani più orecchiabili e ritmati, che catturano l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori. Gli artisti vogliono distinguersi e avere visibilità durante il festival, ed è possibile che brani di musica moderna e da ballare siano considerati più in grado di raggiungere questo obiettivo. In conclusione, Sanremo sta diventando sempre più un cassonetto (per molti) e un forziere (per pochi) destinato a brani dance mainstream, per adeguarsi alle mode, ai trend, alle esigenze e ai cambiamenti della scena musicale attuale, per attrarre un pubblico più vasto e per mantenere la rilevanza nel panorama musicale italiano.

La dance, come la percepisce il pubblico oggi, è il nuovo pop. È successo negli Stati Uniti anni fa con Jennifer Lopez prima e tramite David Guetta con i Black Eyed Peas dopo e così a seguire. Da Madonna a Paola & Chiara, come dire di no alla dance che tanto svecchia e rende eterni nello spirito? Dopo gli anni Novanta si è registrata una notevole crisi di creatività (suoni, melodie, arrangiamenti) di ampio respiro con un filo di melodramma e dopo la pandemia, tra l’altro, c’era bisogno di qualcosa di fresco, una manciata di annate di spensieratezza.

Ma perché fanno i brani da discoteca per Sanremo se le discoteche stanno chiudendo? La domanda è lecita e la risposta complicata. Vero, ormai la dance viene ballata in tutti posti: dalle feste private in sontuose ville a rave in palazzine occupate, dai festival ai discobar e in quelle poche discoteche che piano piano rischiano di scomparire. Ma la dance resiste. La voglia di ballare persiste. Certo, è una dance senza dj all’opera, quella di Sanremo, però l’esperienza e la conoscenza di Amadeus, i produttori che vanno e vengono dall’estero e i discografici, insieme, riescono ad adempiere a lavoro di selezionatori altamente profilati anche se non totalmente specializzati. E poi quella di Sanremo è dance spicciola e orecchiabile, musica leggera dalla cassa pesante perfetta per le radio e le playlist di Spotify.

 

 

Più autorato e meno autotune, col passare del tempo, con il dilagare della dance e il ridursi della trap, grande assente e non riciclatasi nell’edizione 2024. In molti, e non solo in Italia, si sono buttati sul ritmo. La riprova è che ogni brano ha un congruo numero di autori, a testimoniare che questo tipo di mercato alletta chiunque. È caccia alla hit? Macché, è duello all’ultima nota se si cerca spazio tra buona parte di brani che a primavera avremo dimenticato, sostituiti da follow-up o da ondate di papabili e potenziali successi pre estivi.

Adagio con plagio. Sanremo passa, con la dance, a essere meno schiava degli studi di registrazione e più degli studi legali. Decine di avvocati specializzati nel comparto musicale si aggirano tra le vie della cittadina ligure un po’ per assistere le associazioni di categoria, un po’ per spalleggiare il lavoro dei discografici e degli artisti e soprattutto per chiarire, affrontare, risolvere, ottimizzare, perfezionare il business che sta dietro alla protagonista della manifestazione: la canzone. Molte di queste sono figlie di un già sentito, come possiamo intravedere dalla lista con cui concludiamo questo speciale. Sono brani che richiamano altri brani, come una zuppa perpetua. Nessun sample è stato maltrattato e usato per le nenie sanremesi, per carità, tuttavia da qui a dire che sono tutte composizioni totalmente inedite, no, non ce la facciamo proprio. Non ci mettiamo la mano sul fuoco.

 

 

Qualche esempio di brani fin troppo ispirati? ‘Sinceramente’ di Annalisa (protagonista della settantaquattresima edizione del Festival, nella foto di apertura) ricorda un mix di ‘Can’t Get You Out of My Head’ di Kylie Minogue, ‘Quando Quando’ di The Avener & Waldeck, Patrizia Ferrara e ‘Musica Leggerissima’ di Colapesce e Dimartino; la disco ‘Un ragazzo una ragazza’ dei The Kolors che ammicca a ‘Salirò’ di Daniele Silvestri, ‘Apnea’ di Emma che è Fred again.. con le armonie vicine a ‘Tu’ di Umberto Tozzi; ‘Il cielo non ci vuole’ di Fred De Palma che a tratti sembra ‘Lola’s Theme‘ degli Shapeshifters; ‘Vai!’ di Alfa che è un po’ Avicii e un po’ troppo ‘Run’ dei One Republic; oppure ‘Pazzo di te’, pop ballad del duo Renga Nek che nel ritornello ricorda ‘Can’t Take My Eyes Off You’ di Gloria Gaynor).

Morale? Potrebbe essere un’inversione di tendenza. Il segnale è forte. Non dovrebbe bastare un groove marcato e una cassa in quattro quarti per dire di avere ascoltato un brano dance o comunque destinato al mondo delle discoteche. Eppure, il monito è chiaro, il messaggio dalla Riviera di Ponente è avvertibile quando alle spalle delle ugole del Teatro Ariston si sentono certi suoni provenienti da acidi sintetizzatori e certe ritmiche che ti costringono a scuoterti, a muovere il sedere.

Quelli che facevano i bootleg dance dei brani pop potrebbero pensare di fare bootleg, remix o almeno versioni meno ballabili e in linea con i gusti di coloro che non amano il ballo. Sarebbe un paradosso ma non viviamo nell’era del tutto che è il contrario di tutto? Senza contare che oltre ad Angelina Mango, l’altro vincitore di questo Sanremo è la dance fatta da chi non fa la dance.

 

 

 

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Riccardo Sada
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.