• GIOVEDì 29 SETTEMBRE 2022
Tech

Il diffondersi del Dolby Atmos negli studi di registrazione

La tecnologia audio surround annunciata da Dolby Laboratories inizia a interessare anche i produttori di musica elettronica

Affrontando il discorso legato al diffondersi del Dolby Atmos, molti si stanno riorganizzando. Ma che cos’è il Dolby Atmos? È una nuova tecnologia audio che rende “tridimensionale” il suono attraverso una concezione nuova, in cui un suono è un “oggetto sonoro” che può essere posizionato all’intenro di una ideale stanza, e di conseguenza, verrà percepito come tale a seconda del mix e del trattamento che gli viene riservato. Ok, ma in pratica? Ce lo spiegano gli esperti. 

Parte subito TeetoLeevio, già protagonista recente del nostro super speciale sul mastering“Pur avendo già progettato e realizzato per alcuni clienti 3-4 regie con standard Dolby Atmos 7.1.2, e ne ho da fare altre, esattamente nello standard prescritto Dolby (anche con satelliti piccoli e non costosissimi), e oggi non ho a disposizione una regia multicanale appropriata. Quindi al limite mixo in stereo e mando stem. Non ho ancora messo a punto nel mio sistema una matrice adatta per convertire lo stereo mix in multicanale Atmos”.

Ne vale la pena? “È tutto da vedere. Anche perché ormai mixo pochissima musica, e zero in Italia. Quindi stiamo a vedere se l’hype Atmos si consolida o rimane una bolla di sapone”. Luca Pretolesi approfondisce così: Dolby Atmos in realtà è una traduzione differente del mix stereo approvato. Il discorso mastering passa in secondo piano con Dolby Atmos: uno, perché è multi channel e ci sono regole molto precise sui volumi (-18 lufs), quindi il discorso di mastering riguarda più il tono e i livelli e molto meno vicino alle dinamiche”.

TeetoLeevio, responsabile dell’architettura di numerosi studi di registrazione, interviene su un mix

Si lavora sulla headroom. “Noi stiamo approcciando in modo personale a Dolby Atmos: dopo l’approvazione del mix e mastering stereo, ne facciamo una versione Dolby Atmos che rispetta i tonal balance dei livelli e sfrutta le possibilità di Atmos nei piazzamenti”. Walter Mangione è entusiasta: “Nel mio studio ho già masterizzato con tale tecnologia rimanendo sempre nel campo dell’ascolto bineurale. Qui ci sarà da divertirsi molto ed è un altro modo concepire la musica come la conosciamo oggi”.

Camillo Corona

“Il sistema Dolby Atmos è un formato immersivo nato per il cinema e sta facendosi strada anche nel settore musicale nonché nell’home theater (la maggior parte dei dispositivi di ultima generazione riescono a decodificare questo formato)”, dice Camillo Corona, che preferisce pertanto affidarsi a uno studio di mastering certificato Dolby Atmos. “Mixando il brano in studio in ambisonico poi porto in esterna la sessione in modo da avere un risultato finale ottimale e ottimizzato”.

Mentre Alex Picciafuochi familiarizza con il nuovo formato solo “tramite ascolti virtuali, cioè con plugin di simulazione multi-sorgente e cuffie di buona qualità”, quello del Dolby Atmos per molti non è ancora un servizio da poter offrire. Tuttavia, sta ravvivato l’interesse del pubblico e degli addetti ai lavori. “E questo è positivo. Serviva un po’ di aria fresca per distogliere l’attenzione dal grigiore degli ultimi due anni”. L’ultima parola è di Rexanthony: “Nella maggior parte dei casi, come nel mio, in studio lavoriamo su produzioni destinate al mondo della tendenza e del clubbing. Per cui al momento valutare la tecnica del Dolby Atmos è prematuro”.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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