Domenica 29 Marzo 2020
Tech

Tech my Track: la genesi di ‘Alive And Feeling Fine’ di Lost Frequencies

Dice di non avere un hardware idoneo per fare mastering e che un onesto e costante feedback sul suo mix è d'obbligo per una crescita. Ecco il ragazzo d'oro che arriva con un nuovo album.

Tutti vorrebbero essere come Felix De Laet. Precisi nel gestire i suoni, le relazioni umane e… le frequenze. E ancora: apparire serafici e spesso geniali. Lavorare su un sacco di demo trasformandole in hit, certo non è da tutti. Fiammingo supportato da colleghi e successi incredibili,ha il dono di un suono che va bene per tutte le stagioni. Lost Frequencies ha preso il volo nel 2015 ma la sua versatilità lo consacra oggi tra i migliori musicisti di musica dance. Aveva mostrato tutto ciò che valeva tre anni fa con ‘Less Is More’ e oggi doppia se stesso nel circuito dei grandi con un roboante album, ‘Alive And Feeling Fine’.

Da una parte, Felix si destreggia tra una serie di noti trionfi (da ‘Crazy’, ‘Recognize’, ‘Melody’, ‘Truth Never Lies’) e diverse tracce inedite, club, comprese le collaborazioni con artisti come Mokita e Throttle. La seconda parte dell’album invece è una raccolta di versioni speciali, edit per il Tomorrowland e remix per Armin van Buuren, Estelle & Kanye West e The Rasmus. Il risultato è una bomba a orologeria da 23 tracce. Felix è Lost Frequencies ed è pronto a mostrare al mondo tutto ciò che ha, in fatto di vocazione, a partire da un monumentale tour degli Stati Uniti. E intanto, ci racconta il suo studio e la genesi delle sue hit.

 

Questo album quindi è il risultato di ciò su cui hai lavorato negli ultimi due anni?
Sì, econ un vero… lieto fine. Non sono più legato a un suono preciso ma vario, passo da cose fortemente pop ad alcune più club, più progressive. In fondo, qual è la cosa più importante? Che il mio stile arrivi a tutti, che l’album piaccia, che io abbia fatto solo della buona musica. E poi l’ho realizzato nel mio studio, un posto dove mi sento davvero a mio agio.

Cos’ha di così speciale questo tuo laboratorio sonoro?
Il mio studio principale è nella mia abitazione, in Belgio, a Bruxelles. È un luogo modesto, non troppo grande ma semplice ed efficace da usare. È un posto tranquillo dove ho i miei monitor, il mio computer desktop, il mio laptop che mi porto in giro per il mondo, dei synth e alcuni pezzi aggiuntivi di hardware che uso solo per il mio spettacolo dal vivo. Non ho mai voluto organizzare il mio studio in modo specifico, in questi ultimi anni ho preteso solo un luogo unico e tutto mio, dove poter ideare e ascoltare con serenità quello che fuoriesce al meglio dalla mia attrezzatura.

Stai diventando un collezionista di hardware?
No, ma vorrei tanto, in casa mia spesso arrivano per posta degli scatoloni con all’interno parecchie cose interessanti. Ora tuttavia bado alle collaborazioni, con dj o con artisti provenienti da Stati Uniti e India. Un giorno avrò uno studio nuovo, con altoparlanti diversi che mi possano permettere più tipi di ascolto. Uso le Yamaha ma voglio passare ad altro.

È attraverso l’hardware e l’importazione di certi suoni che nascono quei tuoi groove così caratteristici?
A volte sì, è così. In fatto di produzione, anche a livello profondamente creativo, mi piace cambiare strada. La questione hardware è sempre al centro di ogni mio discorso. Mi chiedo, comunque: è davvero così necessario essere in grado di toccare degli strumenti reali o basta essere in grado di suonare e gestire quelli virtuali che abbiamo dentro ai computer? Nel dubbio, percorro più vie, cerco modi diversi di mettere insieme qualsiasi cosa, effetti, ritmiche. A volte, in mezzo a dei traslochi, mi sono trovato nel più grande dei problemi perché avevo perso dei suoni, finiti in chissà quali hard disk. Impegnato sul fronte di alcuni remix, ho dovuto più volte reinventarmi. Uso il mio Moog, come detto, e un synth Nord e un vocoder della Korg. La mia scheda audio è una UAD Twin, affiancata da UAD Card, questo in modo da poter utilizzare tutti quei plug-in UA che voglio nelle mie sessioni.

 

Fai quello che ormai tutti i produttori esistenti specializzati in musica dance fanno? O vai controcorrente? Spiega la tua prassi produttiva.
Faccio ricerca costante per un evidente miglioramento. Il movimento legato alla dance elettronica sta ancora partorendo produzioni incredibili. Sono sempre particolarmente stupito dalla qualità dei suoni di altri generi musicali. Penso che ognuno di noi, con un po’ di amore e di attenzione, possa compiere grandi salti a livello qualitativo in questo settore.

Con che DAW lavori?
Lavoro con Logic ma a volte ho pensato che sarebbe curioso e divertente lavorare con Ableton Live. Dipende poi da tantissimi fattori legati al lavoro che devo espletare: una melodia, un suono, un loop. A volte inizio da un semplice groove che arricchisco con del layering e della ritmica. Vado di pancia: Logic non un fine, è un mezzo per traghettare quello che ho in testa sino a uno spartito.

 

In un primo momento, hai iniziato a produrre musica solo per te stesso. Poi cosa è successo?
Ho prodotto per i miei amici, con il solo scopo di sperimentare: mai avrei pensato che il mio suono sarebbe esploso con così… fragore. Quando ricevetti una e-mail dalla mia attuale etichetta, la Armada, pensai subito ai miei amici. Successivamente, la mia passione per la musica si è sviluppata portandomi a conoscere molte più cose sulla produzione, le apparecchiature e la miscelazione sonora.

C’è qualcosa che non trovi nella marea di release in uscita ci si ritrova persi in tantissime produzioni, non trovi?
Quando sei in consolle e sei impegnato nel tuo set, ti rendi conto di quanta roba non solo hai prodotto tu ma anche gli altri. Siamo persi in un flusso infinito di suoni.

Dopo aver finito una tua traccia, cosa fai?
Esporto tutti gli stems per gestirlo in una differente sessione che viene seguita in un altro studio, dove ingegneri specializzati migliorano a loro modo l’intero mio lavoro; il passo successivo è inviare l’intero progetto un professionista di Bruxelles che sta curando tutti i miei mastering. Penso che io abbia ancora molto da imparare su questo versante, nonostante capisca i limiti, i difetti di ogni mia traccia. Non ho un hardware idoneo per fare mastering e un onesto e costante feedback sul mio mix è d’obbligo per la mia crescita. Così durante il mio processo di lavorazione, ho due persone che ascoltano i miei lavori da studio con estrema attenzione.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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