Domenica 17 Novembre 2019
Tech

Tech my track: ‘Loud’ di Jamaster A e FPB

Le sue idee nascono dalla strada, dalla contaminazione, dal mood più autoctono e autonomo possibile

Nel 2011, ha pubblicato il suo nono singolo, ‘Nanjing Express’, su Black Hole Recordings, incluso da Armin Van Buuren nella sua ‘A State Of Trance’. ‘Loud’ invece è suonato da parecchie radio asiatiche e inserito in diverse compilation marchiate WOM. Jamaster A arriva dalla Cina come una furia. Ed è pronto a contaminare tutto.

Beatmaker stravagante, imprevedibile, è un fuoriclasse alla Balotelli: necessita di una squadra coesa per dare il massimo. Brio ed estro sono le sue peculiarità. Per la sua ‘Loud’, su EDMedia, ha collaborato con il gruppo italiano degli FPB. L’intenzione? Creare un mix tra EDM, big room, electro e trap. Per esprimere la propria energia e tutto ciò in cui crede veramente, Jamaster A punta dritto a suoni pazzeschi, drop da funambolo, bassi profondi che portano a twerkare in modo esagerato.

 

Come è nato il brano? Da che spunto?
I miei sogni musicali hanno una sola intenzione: creare una connessione musicale tra Oriente e Occidente. Pochi provano a mescolare strumenti orientali e beat dance. Quindi, penso di aver creato una nuova direzione e una nuova tendenza per la musica elettronica.

Quali problemi hai riscontrato durante la produzione?
Il più delle volte affronto il mio problema nelle lavorazione in modo quasi incosciente, sfrontato, tanto che non so mai quando la traccia può essere definita come ultimata, pronta. Perché quando sono al lavoro continuo a modificare ogni dettaglio. La traccia è costantemente in progress. Continuo a modificarla e a fare looping. Questo accade perché penso che il problema di ogni produttore sia non riuscire a realizzare ciò che si ha in mente in modo totalmente fedele e quindi per risolvere questo problema ho trovato un sistema: ignoro la traccia per qualche giorno e ci torno sopra in una fase successiva, quando ho la mente fresca e un atteggiamento sereno. Questo vale ovviamente anche per ‘Loud’.

Un remix apporterebbe un valore aggiunto?
Sì, penso che un remix possa portare una visione differente al pezzo e aggiungere molto valore a ‘Loud’. In passato le etichette richiedevano almeno 5-6 versioni in un unico pacchetto. Ma al giorno d’oggi non noto più questo trend di richiesta: vedo solo una versione originale; per lo più in circolazione ci sono il bootleg e mash-up non ufficiali. Dare la possibilità ai dj di avere più sound e più versioni mi sembra una pratica su cui dovremmo tornare a pensare.

 

In che genere lo collocheresti?
Oggigiorno voglio che il mio set sia costruito con elementi differenti. Forse in ‘Loud’ c’è molta spinta trap: ma quello che emerge ancora una volta è il mix di stili che permette all’Est di incontrare l’Ovest. Era il mio intento e penso di averlo portato a termine.

Quale hardware o software è stato decisivo nella produzione?
Per quanto riguarda il software, il mio preferito è Ableton Live, per produrre la mia musica; in realtà ho iniziato con Logic 2.5. Tuttavia, Live ha una predisposizione ideale per chi produce musica dance; per l’hardware invece mi piace ancora usare il mio synth analogico old school Nord Lead e poi tutto cambia quando accendo il mio Sequential Circuit Pro 1 e le mie Roland TR-909 e TB-303.

Come sei intervenuto in fase di mix e mastering?
Per mixare, principalmente quando ho finito di produrre la traccia, inizio a rifinire traccia per traccia tutte le parti, perché non mi piace sentire un suono grezzo quando faccio un pre mix o mi sto avvicinando alla post produzione. Ma del mastering non me ne occupo io.

Tecnicamente, reputi perfetta la traccia?
Per la mia esperienza, non c’è una perfezione in una canzone. Dipende da quale angolazione e in che ambiente si ascolta della musica. Non c’è fine, se si continua a perfezionare la propria canzone: anche perché ci sono moltissime tecniche per perfezionare un proprio pezzo. Questo è il motivo per cui dico che a volte bisogna tralasciare quello che ti trasmette il cervello e pensare di farsi trasportare dal cuore, nel processo di creazione in studio.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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