Mercoledì 21 Agosto 2019
Tech

Tech In The Studio with: Mark Sherry, l’umanità nella trance

‘Confirm Humanity’ è un lavoro frutto della passione e dell’intuito di un professionista di 44 anni che ancora mette il cuore, oltre che la tecnica nella produzione e il cervello nella gestione della sua Outburst Records, in quello che fa.

‘Confirm Humanity’ è il nuovo album di Mark Sherry, tanta musica trance per la quale sono stati coinvolti cantanti come Christina Novelli o Marcella Woods, colleghi dj e produttori come Tempo Giusto, Richard Durand e in cui c‘è anche la presenza di un Tiësto alle origini grazie a una ‘Carpe Noctum’ totalmente rivisitata. Il titolo è una risposta del dj scozzese a tutti quei captcha che quando si naviga nel web chiedono senza mezzi termini se siamo bot o esseri umani. La risposta di Mark da Prestwick è chiara, sarcastica e ironica, nel pieno stile di chi abita a uno sputo dalle Highlands.

Nonostante sia prodotto unicamente con il massimo che la tecnologia contemporanea oggi può mettere a disposizione di un terrestre, ‘Confirm Humanity’ è frutto della passione e dell’intuito di un professionista di 44 anni che ancora mette il cuore, oltre che la tecnica nella produzione e il cervello nella gestione della sua Outburst Records, in quello che fa. Mark è molto rispettato, stimato e ricercato quando si tratta di intervenire in fase di mastering sulle tracce, in modo particolare trance.

 

Come è nato ‘Confirm Humanity’? Tecnicamente, lo considereresti un album perfetto?
Non penso che esista un album… perfetto, specialmente quando parliamo del modo in cui la mente di un produttore lavora. Dirò che è il lavoro più vicino alla mia idea di perfezione. Ho passato quasi due anni facendo in modo che potessi renderlo il più specialee possibile. Ma alla fine a volte si ha bisogno di allontanarsi da una propria creazione.

Ti ricordi la tua prima esperienza in studio?
Era il 1994 con uno dei miei vecchi amici dj e produttori, Trevor Reilly. Era più vecchio di me e aveva una buona esperienza con l’uso di Cubase, con i synth, con le unità di effetti e il mixer. In quella occasione ho avuto la fortuna di suonare le tastiere e di comporre. Fu un’importante esperienza per me. Abbiamo lavorato bene, insieme, quindi è stata una grande introduzione al lavoro in studio: mi ha aiutato a raggiungere il punto in cui sono oggi.

 

In studio lavori da solo?
Sì, non uso ingegneri o ghost producer, sono completamente autodidatta. Certo, ho collaborato con alcuni amici e artisti, vocalist, su alcune tracce dell’album, tuttavia, solo per ravvivare un po’ l’album stesso. Ma sono un one man band.

Dove è ubicato il tuo studio?
In una piccola città di mare chiamata Ayr (nell’Ayrshire), situata nella costa occidentale della Scozia. È una cittadina abbastanza tranquilla, mi piace. Tuttavia, se voglio andare in città allora vado a Glasgow, sono soli 35 minuti di macchina.

Chi è il tuo miglior partner nella produzione?
Non posso citare solo una persona, a essere onesti. Ho sempre lavorato bene con ragazzi come David Forbes, Mallorca Lee e James Allan, abbiamo un sacco di cose in comune insieme. Più recentemente ho iniziato a lavorare molto con Scot Project, ossia Frank Zenker, per creare tracce e remix col nostro alias Gentech. Ho anche avviato un progetto techno con David Forbes chiamato Thick As Thieves per la Techburst Records.

 

Come organizzi il tuo lavoro in studio?
Cerco di fare tutto in normali orari di lavoro, con standard d’ufficio, dalle 9 alle 18. Faccio tutti i miei lavori di mastering al mattino per i clienti perché così ho le orecchie fresche e poi questo mi lascia il resto della giornata per lavorare sulle mie produzioni e progetti. Trovo che posso essere più produttivo quando seguo questo iter. Cerco anche di mantenere il telefono in modalità silenziosa in modo da concentrarmi sul mio lavoro. Zero distrazioni.

Come viene gestito il tuo processo di produzione?
Inizio con il piano, la bassline e le percussioni. Prima di iniziare a lavorare su melodie o sulle progressioni degli accordi, mi piace innanzitutto scrivere una buona base su carta. Se riesco a ottenere una traccia che mi colpisce, allora mi soffermo sull’idea stessa del brano, sulla melodia. Parto dal groove e poi faccio il resto, raramente faccio il contrario.

Hai un bel arsenale in fatto di hardware?
Ho due Roland JP8000’s che accendo raramente e un Roland TB303 che occasionalmente uso per i suoni acidi e leggendari. Ma in questi giorni sto lavorando il 95% delle volte in the box con VST e software vari. Passo tutto in digitale in un Panasonic RAMSA. Penso di essere molto più veloce in questo modo e con la potenza dei VST ora si può ottenere un suono davvero gigantesco. Ho usato Cubase per 25 anni, non lavorerò mai con nient’altro. Adoro i pacchetti Brainworx, Ozone, FabFilter e Waves, assolutamente essenziali per creare il mio suono tech-trance. Sono incredibilmente potenti e non troppo pesanti per la mia vecchia CPU.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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