Sabato 24 Agosto 2019
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Tech my track: ‘Kids from Mars’ dei Rockets

Un nuovo album spaziale, 'Wonderland', anticipato dal singolo indie ‘Kids from Mars’. E la nascita di RockTronic Music in collaborazione con Azzurra Music. Non si ferma qui, la band, che presenta perfino un tour.

Venerdì 10 maggio è uscito ‘Kids from Mars’ (sulla neonata RockTronic Music / Azzurra Music), il nuovo singolo dei Rockets scritto da Fabrice Quagliotti e Tony Corizia e registrato e mixato presso il Base Studio di Michele Violante. Quale migliore occasione per scoprire tutti i segreti dello studio di Quagliotti e farci raccontare cosa succede là dove nasce la magia?


Come è nato l’ultimo album dei Rockets? Come è successo?

Dopo l’album precedente, ‘Kaos’, abbiamo cominciato a comporre nuovi brani. Avevo già in testa da tempo l’idea di un concept album con me punto base e i bambini come salvatori del pianeta. Tramite un amico, Bruno Durazzi, ho incontrato Michele Violante, produttore discografico. Ci siamo trovati da lui in studio e ho incominciato a fargli ascoltare del materiale. Ha voluto lavorare su una prima traccia per capire se potevamo lavorare insieme in simbiosi. Alla fine ho avuto il privilegio di lavorare con lui per oltre due anni su questo progetto elaborando arrangiamenti e suoni. E il risultato è davvero sorprendente.

Quali problemi hai incontrato durante la produzione?
L’unica difficoltà è stata quella di trovare una voce femminile da affiancare a quella di John su un brano stile Linkin’ Park, ‘We Are One’. Per il resto, fortunatamente, è andato tutto liscio, a parte qualche battibecco nel gruppo per la decisione di alcuni arrangiamenti.


Alcuni suoi singoli estratti verranno remixati? Creeranno quindi un valore aggiunto all’intera pubblicazione?

In ‘Wonderland’ abbiamo almeno cinque singoli forti, ‘The One’, ‘Rock’n Roll Loser’, ‘Heaven’, ‘Wonderland’ e ‘Kids from Mars’, sui quali dei remix ad hoc ci starebbero benissimo. Sicuramente, i remix, se fatti con lo spirito giusto, rispettando il sound dell’artista, sono un plus e non possono che valorizzare il progetto.

In che tipo di genere identificheresti l’intero album?
Lo stile è quello dei Rockets: questo lavoro è contaminato da 40 anni di sapori musicali diversi. Da Ten C.C, Bowie, Supertramp, Vangelis, Men at Work, Linkin’ Park e Imagine Dragons. Ho sempre detestato il dover appartenere a un genere musicale preciso, lo trovo riduttivo. So che da anni ormai si viaggia a contenitori ma trovo la cosa assurda in quanto la musica deve essere arte, libertà, sogno, sentimenti e vita.


Quale hardware o software è stato decisivo nella produzione?

Per registrare abbiamo utilizzato prevalentemente Cubase e Logic. Come hardware, compressori, riverberi TC, eq di tutti generi, fx. Poi ho uilizzato Moog, Nordlead, un piano Dexibell S7Pro, un Modular e alcune macchine top secret. Comunque, a prescindere da quello che si utilizza, conta come utilizzi i vari software e macchinari.

Sei sempre stato un ricercatore del suono?
Perdo ore e giornate per trovare il giusto equilibrio tra suoni da synth e plug in. Sui mix invece è una bella gara. Mentre eravamo insieme in studio, Michele mi disse: ‘Pensavo di essere un pignolo, un rompiballe, ma oggi mi sono accorto che qualcuno mi supera’. Il missaggio è il risultato finale di gusti e idee e di come si vuole interpretare una song. Ognuno di noi ha messo il suo zampino, poi con Michele abbiamo rifinito il quadro, cambiando, spesso dopo giorni, i vari livelli e alcuni suoni dovuti a dubbi sopravvenuti nel corso della lavorazione del disco.

Tecnicamente, considereresti perfetto l’album oppure oggi cambieresti qualcosa?
Come diceva il grande Pino Daniele, “ogni scarrafone è bell’ a mamma soja”. Amo molto questo album. Mi ha appassionato e ci rappresenta. Ma, sì, ora che ci penso, quasi quasi mi vien voglia di cambiare alcuni arrangiamenti.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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